La margotta è un metodo di moltiplicazione per mezzo del quale si producono radici «aeree» in un punto qualsiasi del fusto della pianta madre. Con questo metodo sarà quindi possibile separare una porzione di fusto che abbia caratteristiche tali da poter essere utilizzata come bonsai. E' il metodo di propagazione più utilizzato e che dà risultati eccellenti in breve tempo (almeno due anni), inoltre è possibile scegliere il ramo con la conformazione più adatta. I bonsai che si ottengono mediante la Margotta sono caratterizzati sempre da un piede (Nebari) molto bello in quanto le radici partono tutte dallo stesso livello del tronco.

Prima di dare inizio all' operazione margotta, si sceglie un bel ramo cui verrà conferita la forma desiderata con la potatura. Praticate una fessura con una lama di rasoio o con un coltello affilato nel punto scelto profondo fino a circa un terzo del suo diametro. Il taglio praticato tenderà a richiudersi e rimarginare, inserite un pezzettino di stuzzicadenti o un fiammifero nella fessura per tenerla leggermente aperta. Avvolgete della torba o sfagno, abbondantemente inumidita, intorno al taglio, fasciate quindi con un foglio di plastica che fisserete con della rete; lasciate però un'apertura per potere spruzzare dell’acqua sì da mantenere umida la torba. La striscia di plastica è preferibile che sia di colore opaco e non trasparente (ideali i sacchetti neri per l'immondizia!). Continuate a curare la pianta come facevate prima del taglio. A seconda della specie, ci vorranno da poche settimane a diversi mesi prima che si formi un apparato radicale autonomo. Quando, attraverso la plastica riuscirete a vedere qualche radice, tagliate il fusto della pianta al di sotto della plastica e staccate la piantina dalla pianta madre. Invasate il nuovo esemplare in un contenitore da 10-15 cm con terriccio appropriato e copritelo con un sacchetto di plastica, per assicurare il calore e l’umidità necessari, finché le radici si saranno saldamente fissate alla terra. Un utile consiglio è quello di non distaccare il ramo della pianta madre in una sola volta, ma di fare prima un taglio fino a metà e di completarlo poi, dopo circa una settimana: questo riduce di molto il rischio di un insuccesso. L' alberello appena trapiantato deve essere potato di tutti i rami superflui per ridurre al minimo l'evaporazione, e se è necessario gli si applichi un tutore per sostenerlo e mantenere le radici ben fissate al terreno. Nella primavera successiva si procederà a un altro trapianto; questa volta in un vaso bonsai, si faranno le solite potature controllando bene le radici, eliminando il muschio residuo ed eventualmente anche la parte basale in eccesso del moncone del tronco. Sembra facile ma in realtà le prime volte non vi riuscirà bene: esercitatevi prima sui rametti delle potature o materiali simili.

Fase1: Si asporta una striscia di corteccia intorno al tronco. L'altezza della striscia dipende dal diametro del tronco; in genere deve essere di circa un centimetro.

Fase2: Intorno alla parte di tronco in cui è stata praticata l'incisione si applica una poltiglia di sfagno e terriccio a granulometria media per favorire lo sviluppo delle radici. Il tutto deve essere ricoperto con del cellofan non trasparente.

Fase3: Nell'arco di qualche mese (il tempo dipende dalla specie) compariranno le prime radici.

Fase4: Quando le radici si sono rinforzate abbastanza si potrà dividere la nuova pianta dalla vecchia e rinvasarla in un vaso da coltivazione.

Non tutte le piante, però, hanno attitudine a emettere radici con questo sistema. Quelle che meglio rispondono alla margotta sono: tutti gli aceri, l'azalea, il faggio, il cedro, la forsizia, la piracanta, il melograno, il glicine, la camelia, il cotogno, il rododendro, l'olmo, il ginepro, il salice e la zelkova. Fra le conifere, quella che più si presta alla margotta è l'abete rosso comune Ezo; i pini è invece molto difficile che riescano a radicare, ma prestando loro cure molto diligenti e avendo la pazienza di attendere due o tre anni ci si può riuscire. La stagione migliore per le margotte è la piena primavera, quando l'aria è ancora sufficientemente ricca di umidità e la temperatura è abbastanza alta. Trascorso questo periodo il ramo non radicherà fino all'autunno o addirittura alla primavera successiva, e durante l'estate, per il caldo eccessivo, e l'inverno, per il freddo, la pianta avrà bisogno di molte cure perché la parte dove è inserita la margotta non muoia.

Riassumendo, i vantaggi della "margotta" rispetto agli altri metodi di riproduzione sono diversi: da un giovane albero, che pur essendo piccolo è comunque sempre troppo alto per essere un bonsai, si possono ottenere, facendo una margotta lungo il fusto, due bonsai. La stessa cosa vale anche quando un buon soggetto presenta un ramo eccessivamente lungo, una m:argotta su quest'ultimo fornirà due piante. Con il medesimo sistema si può eliminare la parte malandata o avvizzita di una pianta, ottenendo un bonsai più piccolo, ma sano e vigoroso, come pure nel caso di un albero che abbia una forma brutta e incorreggibile si può, con una margotta, riutilizzare la parte migliore. Inoltre i bonsai per margotta si riescono a ottenere in tempi relativamente brevi.

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