Ogni bonsai vive in un piccolo vaso ed ha a disposizione ben poco terreno che impoverisce in breve tempo, è quindi importante mantenere il bonsai in un terreno fertile nel quale possa trovare ogni sostanza nutritiva necessaria al suo sviluppo. L'annaffiatura da sola non può bastare, quindi è necessario concimare per rinnovare con il concime tutti gli elementi nutritivi che la pianta assorbe per vivere. Le sostanze nutritive di cui hanno essenzialmente bisogno possono essere suddivise in due categorie:.
Macroelementi: azoto (N), fosforo (P), potassio (K)
I macro-elementi sono quelli di cui la pianta ha bisogno in quantità maggiore, quindi, sulla confezione vengono indicati con il loro simbolo (N P K) e la percentuale relativa al peso totale. Ad esempio, se l’etichetta riporta l’indicazione N P K 5,5 - 6,5 - 3,5 significa che nel prodotto sono presenti il 5,5% di azoto, il 6,5% di fosforo e il 3,5% potassio.
Microelementi: calcio (Ca), zolfo (S), magnesio (Mg), boro (B), manganese (Mn), rame (Cu), ferro (Fe), molibdeno (Mo), zinco (Zn) ecc..
I micro-elementi, invece, sono necessari alle piante in misura minore ed in genere sono indicati a caratteri più piccoli con il nome per esteso. Per concimare i bonsai, come per tutte le altre piante, esistono tre diversi tipi di concimi: ORGANICI, MINERALI e ORGANO-MINERALI.
I concimi organici sono quelli in cui gli elementi nutritivi sono di origine animale o vegetale. La loro composizione organica, creando le condizioni ottimali per la vita dei microorganismi utili, mantiene “vitale” il substrato. I concimi minerali, composti da elementi inorganici o di sintesi, hanno in genere una titolazione più alta (es: N P K 14-20-26) e sono quindi più “potenti”, anche se tendono ad impoverire il terreno. I concimi organo-minerali sono composti sia da elementi organici, sia da elementi minerali e, teoricamente, fruiscono dei vantaggi degli uni e degli altri. Il concime più indicato per i bonsai è quello organico a lenta cessione, che non danneggia la pianta. Quello più pratico è il concime liquido, che si diluisce nell'acqua delle annaffiature, ma in alternativa si può utilizzare anche quello in granuli o in polvere. Una regola molto importante è quella di non concimare mai in inverno, in luglio ed in agosto, su alberi in cattivo stato di salute o su alberi rinvasati da poco, poiché trovandosi in stasi vegetativa non riescono ad assimilare il concime. Si inizia a concimare di solito all'inizio della primavera, quando le gemme si sono aperte, fino alla metà di ottobre, interrompendo nei mesi estivi; la frequenza degli interventi dipende dal tipo di concime: in genere, i prodotti liquidi vanno somministrati ogni 15 gg., mentre i concimi solidi a lenta cessione, vanno somministrati 2 volte in primavera ed una volta in autunno. Anche per il concime vale lo stesso discorso fatto per l'acqua: è meglio una carenza, piuttosto che un eccesso. Le dosi devono essere estremamente leggere (circa la metà della dose consigliata sulla confezione) per non compromettere l’apparato radicale. Non concimare piante debilitate, trapiantate o defogliate da poco. Per ultimo una raccomandazione: meglio concimare poco che troppo. Un eccesso di concime può addirittura uccidere il vostro bonsai, cosa che non accadrà mai per una scarsa concimazione.
Per prima cosa sarà bene puntualizzare sul significato di termini che spesso vengono confusi : Fertilizzante è qualsiasi sostanza in grado di migliorare la fertilità di un suolo; un termine, quindi, di ampio significato che comprende tre tipi di possibili interventi: la concimazione (che tende a migliorarne la capacità di nutrizione), l'ammendamento (per migliorarne la struttura o la tessitura), la correzione (per cambiarne il pH). In definitiva un concime è definibile anche fertilizzante, ma un fertilizzante non è detto che sia un concime.
Le piante sono organismi autotrofi, in grado quindi di sintetizzare da sole le complesse molecole organiche, partendo dall'assorbimento dal terreno di composti minerali molto semplici. Quindici, in particolare, sono gli elementi necessari alla vita di una qualsiasi pianta. Tre, il Carbonio, l'Idrogeno e l'Ossigeno (i cui simboli sono: C, H, O) vengono tratti direttamente dall'acqua del terreno e dall'anidride carbonica dell'aria, tutti gli altri devono essere forniti dai minerali del suolo.

  • Prima regola: piante deboli non vanno concimate
  • Seconda regola: non vanno concimate le piante subito dopo il rinvaso. E' necessario attendere almeno un mese.
  • Terza regola: non bisogna assolutamente concimare nel periodo invernale.
  • Quarta regola: prima di concimare bagnare bene il terreno per evitare di bruciare le radici.
  • Sesta regola: la quantità massima di fertilizzante da fornire al Bonsai non deve mai superare il 70% della quantità consigliata dal produttore.
  • Settima regola: ridurre drasticamente o evitare la concimazione nei periodi più caldi (Luglio/Agosto).
  • Ottava regola: non concimare durante la fioritura le piante da frutto o fiore.
Per capire a fondo l'importanza di questo elemento, è bene sapere che i composti che contengono Azoto rappresentano quote del peso secco di una pianta che possono giungere fino al 25%. E' necessario per lo sviluppo della pianta e per l'emissione di nuove foglie, entra infatti nella costituzione delle proteine, della clorofilla, degli acidi nucleici, degli alcaloidi e dei glucosidi; ciò fa intuire l'importanza di tale elemento nella vita di una pianta. L'apporto di Azoto esercita sui Bonsai una decisa azione di stimolo dell'accrescimento (sviluppo dell'apparato assimilatore, con foglie ben scure). I problemi che però derivano da un apporto eccessivo di Azoto sono diversi, tra questi sarà importante ricordare:

  • rallentamento della velocità di sviluppo (fioritura, fruttificazione e maturazione ritardate);
  • minore resistenza alle avversità;
  • più forti consumi idrici;
  • internodi più lunghi e foglie più grandi.
     
    L' Azoto viene assorbito dalle radici di un Bonsai soprattutto sotto forma di sale (ammoniacale e nitrico) e quindi allo stato minerale; la sostanza organica, grande serbatoio di Azoto, non può essere assorbita se non dopo aver subito i processi di umificazione e mineralizzazione ad opera di microrganismi aerobici (che vivono cioè solo in presenza di sufficienti quantità di ossigeno). Al contrario in ambienti asfittici avviene, questa volta ad opera di batteri anaerobici, un processo inverso chiamato denitrificazione per cui l'Azoto diventa non utilizzabile per la pianta. E per questo che l'eccesso di acqua ai nostri Bonsai provoca carenza di Azoto. Pur essendo assorbito dalla pianta dall'inizio fino alla fine della vegetazione, vi sono stadi vegetativi in corrispondenza dei quali la pianta conosce una fame di Azoto particolarmente forte. Per quanto riguarda le piante arboree si avrà un fabbisogno maggiore in corrispondenza della fioritura e allegagione. La carenza di azoto si manifesta con una crescita ridotta delle parti aeree e delle radici delle piante:

    • fogliame con colorazione verde pallido/giallastro;
    • ingiallimento dalla parte basale della pianta fino a coinvolgere le zone apicali (clorosi)
    • decolorazione delle foglie a partire dall'apice lungo le nervature;
    • maturazione accelerata;
    • caduta prematura delle foglie;
    • fioritura molto ridotta e cascola dei frutti.
Sebbene le piante non contengano alte percentuali di Fosforo, molto evidente è l'importanza di questo elemento nella vita dei vegetali che favorisce la formazione delle gemme da fiore, dei frutti, e la crescita delle radici. Il Fosforo, infatti, entra nella costituzione dell'ATP e ADP (responsabili degli scambi energetici) e del DNA e RNA (trasmissione dei caratteri ereditari, sintesi delle proteine); è componente di molecole che intervengono nella sintesi clorofilliana; costituisce molte sostanze di riserva come la fitina e i fosfolipidi. Il fabbisogno fosforico nelle piante giovanissime è molto elevato; in quanto, fra le altre cose, favorisce l'accrescimento dell'apparato radicale. L'unica forma di Fosforo direttamente assimilabile dalle piante è quella di ione fosforico, la cui concentrazione nella soluzione circolante però può variare al variare di altri fattori. Come nel caso dell'Azoto, in presenza di un eccesso di acqua (drenaggio insufficiente, eccesso nell'irrigazione) si ha un fenomeno di "riorganicazione" del Fosforo che ne diminuisce, se pur temporaneamente, la quantità disponibile per la pianta. Analoga diminuzione avviene anche quando il pH scende a 4-5 o se sale a livelli fortemente alcalini. Un'altra forma di Fosforo presente nel terreno è quella organica, che rappresenta tra l'altro una quota ( 20/50%) importante, soprattutto perché costituisce una riserva, che continuativamente fornisce, tramite il processo di mineralizzazione, Fosforo assimilabile. Questo fenomeno, come abbiamo già visto, avviene al meglio in terreni ben aerati, tanto che si può dire che la velocità del processo di mineralizzazione è direttamente proporzionale alla quantità di ossigeno che circola nel terriccio; mentre, al contrario, il processo si inverte in presenza di ristagno idrico. L'unica forma fosfatica utilizzabile dalla pianta, ione fosforico, è inoltre scarsamente mobile.La carenza di Fosforo si manifesta con gli stessi sintomi di quella da Azoto (analoga importanza nel processo fotosintetico); caratteristica più evidente è data dalle foglie, che assumono un colore verde-bluastro opaco con sfumature, anche piuttosto evidenti, porporine o bronzee e spesso rossastre prima di seccare. Spesso anche le nervature fogliari sono pigmentate. La fisiopatia ha un andamento acropeto, cioè dal basso verso l’alto. Tutte le piante possono manifestare fenomeni di carenza per il fosforo, soprattutto gli arbusti ornamentali, le siepi e le piante da frutto, alla ripresa vegetativa, caratterizzata da clima freddo e piovoso. Inoltre si ha uno scarso sviluppo dell’apparato radicale, tessuti scarsamente lignificati e poco eretti. La scarsa lignificazione rende la pianta più sensibile agli attacchi parassitari. Il danno provocato dalla carenza dell’elemento fosforo porta ad una crescita assolutamente ridotta della pianta (nanismo), maturazione tardiva dei frutti, diminuzione della dimensione e della colorazione dei fiori.
Contrariamente all' Azoto e al Fosforo, il Potassio non entra nella formula chimica di costituenti biologicamente importanti, però svolge, sotto forma minerale (catione K+ ), un'importante azione di regolatore fisiologico in una grande quantità di processi:

  • formazione e accumulo delle sostanze di riserva, con conseguente effetto benefico sull'induzione a fiore delle gemme, sulla lignificazione, sul colore dei fiori e dei frutti;
  • resistenza alle avversità sia di origine parassitaria che meteorologica;
  • regolazione della semipermeabilità delle membrane cellulari;
  • regolazione dell'equilibrio acido-basico;
  • aumento della turgescenza cellulare;
  • stimolazione della sintesi delle proteine;
  • regolazione della traspirazione attraverso il movimento degli stomi.Il Potassio (K) migliora la robustezza della pianta, a lignificare i rami e aiuta a superare momenti di stress (scarse annaffiature, sbalzi di luce e di temperatura).La carenza di potassio si manifesta essenzialmente in una clorosi lungo i margini e le estremità delle foglie, che possono arricciarsi ed accartocciarsi in maniera caratteristica. L’ingiallimento delle foglie comincia dal bordo, per estendersi poi anche all’interno. Come per l’azoto e per il fosforo, i sintomi si manifestano per prima nelle foglie vecchie e soltanto in un secondo tempo si hanno delle manifestazioni a carico delle foglie giovani. Tutte le piante possono manifestare fenomeni di carenza per il potassio: il danno provocato dalla carenza porta ad una minore lignificazione del fusto, disgregazione dei tessuti dell’apparato radicale con generale indebolimento della pianta e maggiore sensibilità sia agli stress ambientali che agli attacchi degli altri patogeni. La pianta produce inoltre meno fiori e con colori meno brillanti perdendo così gran parte del suo valore ornamentale e produttivo. Il Potassio nel terreno si trova sotto forma di:

    • scambiabile in equilibrio fra soluzione circolante e terreno (completamente a disposizione);
    • in combinazioni organiche, disponibile previa mineralizzazione;
    • fissato nelle cavità esagonali dei foglietti di argilla, più o meno indisponibile a seconda della natura dell'argilla;
    • in combinazioni minerali, disponibile previa alterazione delle argille mineralogiche (miche, feldspati, ecc.).
L'importante è focalizzare la propria attenzione quasi esclusivamente sul "TITOLO" ossia i 3 numeri messi tra parentesi che indicano la percentuale, nell'ordine, di Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K); diffidate dei concimi che non lo espongono. Sarà più che sufficiente reperire tre diversi concimi proprio in base al titolo:

  • N p K equilibrati: ad esempio (10-10-10) (20-20-20) (5-6-5)Da utilizzare quando massimo è il consumo di Azoto, cioè, il periodo di massima vegetazione quando le annaffiature si fanno molto frequenti, poiché in questo momento al consumo si aggiunge il dilavamento. Controproducente si rivela l'apporto, in alte quantità, di Azoto ad inizio primavera e a fine estate, perché nel primo caso causerebbe un'eccessiva lunghezza degli internodi e dimensione delle foglie, mentre nel secondo caso stimolerebbe il proseguimento della crescita dei germogli in un periodo in cui non ci interessa, dirottando, oltretutto, energie da processi ben più importanti (lignificazione, accumulo delle sostanze di riserva per l'inverno, induzione a fiore delle gemme).

    • N p K a cuspide: ad esempio (10-15 -10) (20 -30 -20) (5-16-6)Da utilizzare quando massima è la richiesta di Fosforo che, considerando la stretta relazione di questo elemento con la radicazione, si verifica ad esempio nelle prime concimazioni dopo il rinvaso, ad inizio primavera quando è fondamentale la veloce produzione di nuovi capillari, e comunque in ogni caso in cui si renda necessario stimolare la ripresa dell'apparato radicale, senza la quale non è possibile avere un adeguato sviluppo vegetale.

      • N p K a salire: ad esempio (10-20-30) (5 -10-15)Da utilizzare quando massima è la richiesta di Potassio: a fine estate, proprio perché principale responsabile di quei processi che invece l'Azoto contrastava. In ogni momento in cui un'aumentata resistenza alle avversità si renda utile; alternato ai primi due anche nel periodo primaverile-estivo se quella che stiamo coltivando è una pianta da fiore. Si tratta quindi di alternare due o tre tipi di concime in relazione alle momentanee esigenze della pianta, pronti a modificare i programmi se eventi straordinari dovessero mutare il normale andamento fisiologico della stessa, modificando di conseguenza anche le esigenze nutrizionali.
Il calcio è fondamentale per le piante, perché favorisce i processi fisiologici di accrescimento vegetale. Conferisce, inoltre, resistenza meccanica ai tessuti, svolgendo così un’importante funzione strutturale, in quanto componente essenziale delle protopectine presenti nelle pareti cellulari. In assenza di calcio lo sviluppo radicale è fortemente rallentato e, in taluni casi addirittura inibito. Tutte le piante possono manifestare fenomeni di carenza per il calcio: colpisce le foglie più giovani, che non si sviluppano completamente e ingialliscono, si arricciano e si arrotolano, con successiva necrosi. Altri sintomi classici sono la scarsa consistenza dei tessuti della pianta, il ridotto sviluppo dell’apparato radicale e la scarsa fruttificazione, con frutti peraltro inadatti alle manipolazioni ed alla conservazione. Le piante presentano una minore crescita e robustezza, sono più sensibili agli agenti climatici ed ambientali, e danno minore produzione di frutti e alterazione della gradevolezza estetica della pianta, molto importante soprattutto nelle colture floricole.
Il magnesio è il componente centrale della molecola della clorofilla e pertanto svolge un’importante funzione nella fotosintesi clorofilliana. Inoltre favorisce la sintesi delle proteine, la trasformazione degli zuccheri, la formazione di pigmenti della colorazione di foglie (caroteni e xantofille) ed attiva numerosi enzimi. La carenza di magnesio si manifesta prima nelle foglie più vecchie, con una clorosi delle aree comprese tra le nervature fogliari principali, che in seguito necrotizzano; le foglie cadono prematuramente; c’è minore fruttificazione, si formano foglie e fiori piccoli e poco colorati con calo del valore estetico della pianta.
Il ferro è il microelemento più importante per le piante: regola i meccanismi di crescita delle piante, interviene in numerosi processi biochimici fra i quali la fotosintesi clorofilliana, la respirazione e, soprattutto, la biosintesi della clorofilla. La maggior parte del ferro delle piante è contenuta nelle foglie: i sintomi di carenza consistono in una clorosi (ingiallimento) molto sviluppata a carico esclusivamente delle foglie più giovani, dovuta ad una inibizione della sintesi della clorofilla. La carenza si manifesta prima sulle foglie apicali (più giovani) per proseguire poi nelle foglie più vecchie: si decolorano e diventano gialle nelle zone internervali; successivamente ingialliscono anche le nervature. La malattia può progredire con la necrosi dei margini fogliari, la caduta anticipata delle foglie e, a volte, la morte della pianta. Le piante presentano una crescita stentata, ridotta fioritura e diminuzione della gradevolezza estetica della pianta.

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