Ceppaia (Ne-tsuranari)

Sono tronchi provenienti da una stessa radice, ma si discostano per la disposizione differente dei tronchi; si utilizza spesso in quelle essenze che formano polloni nel nebari, come gli olmi, ma in natura se ne hanno molte che formano questi stili naturali, come castagni, betulle, carpini, viburni, aceri, meli ed anche in conifere come abeti e larici.

Può anche accadere che più semi (aceri, meli, querce, ma anche conifere) si accumulino in avvallamenti del terreno e germinino poi quasi contemporaneamente; le piantine, crescendo, fondono i loro colletti e generano negli anni uno splendido gruppo. I tronchi uniti al colletto devono presentare diametri e dimensioni diverse tra loro e distanziarsi, innalzandosi con andamenti simili, verso l’alto con andature diseguali, per far sì che gli spazi fra i tronchi, possibilmente tutti visibili dal fronte, siano asimmetrici. Quello centrale, più grosso, è dominante. Il bonsai di ceppaia ha un numero di tronchi dispari da 5 a 7.

La potatura della ceppaia si svolgerà una volta all’anno in inverno o nella primissima primavera. Si interviene sulle radici per almeno due anni consecutivi in modo da ottenere molti capillari e fini radichette perché il pane radicale deve essere molto basso. Solo così si potrà creare una ceppaia con una forte personalità: dalla chioma si debbono distinguere tutti i tronchi che la costituiscono, che saranno leggermente inclinati verso l’osservatore, dando così profondità e tridimensione alla composizione. Perciò il gruppo ha un fronte come un bonsai singolo e non deve presentare discordanze, vuoti o squilibri.

Tutti