La Rosa è un genere di piante dicotiledoni appartenente alla famiglia delle rosaceae. I botanici ascrivono al genere Rosa circa 150 specie, delle quali solo una piccola parte ha dato origine alle migliaia di varietà ancora in coltivazione. Per la storia della Rosa le specie più interessanti rientrano nella sezione delle Gallicanae, ma hanno dato un apporto notevole anche la Rosa canina, originaria dell'Europa, e la Rosa moschata, originaria dell'Europa del sud e del Medio-Oriente fino alla Cina. Le specie appartenenti alla flora italiana sono circa una trentina e fra queste vi sono: la Rosa canina che si trova facilmente nei nostri boschi del centro Italia, la Rosa sempervirens, molto frequente sulle isole, la Rosa pendulina, presente dai 1500 ai 2000 metri di altitudine, la Rosa rubiginosa, diffusa al nord e non oltre i 1800 metri; la Rosa ferruginea, tipica dei boschi e dei luoghi sassosi sulle Alpi e gli Appennini fino ai 1800 metri. Va detto comunque che la Rosa è una fra le specie più soggette a ibridazioni interspecifiche e che pertanto si presenta sotto migliaia di forme intermedie. Ogni anno, infatti, gli specialisti prendono nota di nuove apparizioni, di nuovi nomi. A livello di caratteristiche morfologiche, le Rose sono arbusti cespugliosi, eretti o patenti nel loro portamento, che può anche essere rampicante, ramoso, sarmentoso. I rami sono legnosi, persistenti, fragili, a corteccia verde o rossastra, che con l’età diventa grigiastra e ricca di fenditure. Le foglie sono alterne, composto-pennate, terminanti in una fogliolina impari, con i margini dentati. I fusti sono in genere muniti di spine o aculei. Ciascun ramo fiorifero termina con un solo fiore al di sotto del quale sono presenti delle brattee o delle foglie inserite in ordine alterno. I fiori sono nel medesimo numero dei sepali e caratterizzati da svariate forme: semidoppi (15-30 petali) e doppi (oltre i 30 petali); essi offrono tutti i toni possibili delle colorazioni: dal bianco al purpureo. Alcune specie, come la Rosa canina, emettono un frutto che giunge a maturazione in autunno, assumendo una colorazione aranciata. La Rosa è una specie con un impiego soprattutto ornamentale, ma viene utilizzata anche nell’industria profumiera e medico-farmaceutica, nelle creme, nei gelati, nei rosoli e nelle. La coltivazione a bonsai di questa specie è praticata da lungo tempo in Giappone (anche se non è particolarmente diffusa), sia per la delicatezza della sua ramificazione, sia per la dimensione ridotta del fogliame e dei fiori di alcune varietà. Ovviamente per l’impiego a bonsai vanno preferite le varietà con sviluppo contenuto delle foglie e dei fiori. Particolarmente indicata è la Rosa canina che dopo l’emissione di un bellissimo fiore bianco o rosa, produce un affascinante frutto arancio, ma in genere anche con tutte le specie selvatiche si possono ottenere buoni risultati. Si tratta di una specie che fiorisce con facilità.La coltivazione a bonsai delle rose è da lungo tempo praticata in Giappone, ma si sta velocemente diffondendo anche in Europa. Si tratta di una specie vegetale piuttosto adatta alle tecniche dei bonsaisti, in virtù delle dimensioni contenute delle foglie, dei rami delicati e della bellezza dei fiori. Sarebbe preferibile ricorrere, in questo senso, alle varietà con fiori e foglie che presentano uno sviluppo limitato, con riferimento in particolar modo alla rosa canina. Questa varietà, nello specifico, dà vita a un fiore rosa o bianco stupendo, e quindi a un frutto di colore arancione decisamente affascinante. Buoni risultati, comunque, si possono ottenere con la maggior parte delle specie selvatiche, che tra l’altro hanno il vantaggio di fiorire con una certa facilità. Per quel che riguarda la collocazione, l’esposizione ideale prevede una posizione piuttosto ventilata e discretamente soleggiata, prestando attenzione, durante le giornate estive molto calde, a fornire un riparo adeguato (così come in inverno il bonsai deve essere protetto dalle gelate). La pianta necessita di un gran numero di proteine per riuscire a far nascere i frutti e permettere che arrivino a maturazione: è dalla fotosintesi che provengono gli zuccheri utili alla sintesi di tale proteine, fotosintesi che si verifica nelle foglie. È questa la ragione per cui il bonsai rosa deve trovarsi in pieno sole durante i periodi di fioritura e fruttificazione.

Il composto più indicato è costituito da 50% di akadama e 50% di terriccio. Il bonsai rose ha bisogno di un terreo composto in parti uguali da terriccio e akadama
Si tratta di una specie che consuma acqua in abbondanza, in modo particolare quando inizia la formazione dei fiori e dei frutti. Attenzione quindi a non far mai mancare l’acqua durante la fioritura poiché i fiori appassiscono rapidamente, compromettendo la fruttificazione. Ciò accade anche se vengono bagnati, per cui bisogna dirigere il getto dell’acqua direttamente sul substrato. In estate, durante i periodi più caldi, è consigliabile predisporre un sottovaso colmo d’acqua. a rosa consuma, generalmente, grandi quantità di acqua, soprattutto nel momento in cui iniziano a comparire i fiori: per questo, le annaffiature devono essere frequenti, per evitare che i fiori appassendo velocemente (cosa non improbabile) compromettano la produzione di frutti. Il getto d’acqua deve essere diretto esclusivamente sul substrato: se indirizzato verso i fiori o le foglie, infatti, si rischiano danni gravi. Nei mesi estivi, quando la temperatura sale molto, è preferibile ricorrere a un sottovaso riempito di acqua.
I rami crescono piuttosto diritti, pertanto è possibile combinare la formazione con ripetute potature alla piegatura tramite l'avvolgimento. Si tenga presente, tuttavia, che la piegatura è efficace se viene applicata ai rami di massimo due anni. Il tronco può essere modellato con il filo solo fino al terzo anno di coltivazione da talea; oltre il quinto anno la piegatura del tronco è un obiettivo irraggiungibile. Si tratta di un procedimento, comunque, che risulta efficace unicamente sui rami non più vecchi di due anni: con il passare del tempo, infatti, essi divengono meno elastici e sensibili, e quindi più difficili da correggere. Per quel che riguarda il tronco, invece, esso fino al terzo anno può essere plasmato con del filo di rame, purché si tratti di coltivazione da talea. E’ impossibile, invece, che si ottengano risultati soddisfacenti dopo il quinto anno.
Durante il periodo di riposo, prima della ripresa vegetativa, si possono sfoltire i germogli e accorciare i rami, potando sopra ad una gemma che cresca nella direzione desiderata. È bene lasciare per ogni ramo 2 o 3 gemme. Generalmente si pota accorciando i nuovi germogli dopo averli lasciati allungare fino a 5-10 cm, ma per la formazione della struttura di giovani piantine in vaso occorre operare una potatura più aggressiva. Per gli alberi formati, il periodo ideale per potare è dopo la fioritura, verso la fine della primavera, accorciando i rami a 1-2 nodi. La potatura dei rami grossi è meglio effettuarla in primavera, prima del risveglio vegetativo. Per ottenere una buona cicatrizzazione, occorre applicare pasta cicatrizzante sui tagli della potatura, poiché la superficie tende ad asciugare senza cicatrizzare. Con la potatura autunnale si lasciano i rami leggermente più lunghi. Poiché la Rosa tende a perdere facilmente i rametti delle zone interne, è bene intervenire tempestivamente sulle estremità dei rami forti. Se si lasciano troppi frutti l'albero potrebbe non riuscire a portarli tutti a maturazione: il risultato sarebbe una crescita stentata dei frutti e l'indebolimento dell'albero. Dopo circa un mese dall'inizio della loro formazione conviene eliminare quelli irregolari o malformati e, se fossero ancora troppi, sfoltire quelli in eccesso. Per quanto concerne la potatura, questo bonsai richiede un lieve sfoltimento dei germogli prima della ripresa della vegetazione, nel corso del periodo di riposo. E’ sufficiente potare i rami sopra a una gemma che si sviluppi nella direzione voluta, lasciando comunque due o tre gemme per ciascun ramo. I nuovi germogli devono essere lasciati al massimo a dieci centimetri di lunghezza, ma chiaramente per le piante più giovani si rivela indispensabile una potatura più consistente. I rami di dimensioni maggiori devono essere accorciati nei mesi primaverili. Una volta tagliati, devono ricevere sulle recisioni della pasta cicatrizzante, fondamentale per evitare che la superficie asciughi senza formare la cicatrice. Se la potatura viene effettuata in autunno, i rami vanno lasciati un po’ più lunghi. E’ bene ricordare, inoltre, che il bonsai rosa presenta la tendenza a perdere i rami situati nelle zone interne con una certa facilità: per tale ragione, occorre intervenire agli apici dei rami forti in maniera tempestiva.
La pinzatura sulla Rosa viene applicata solo nel caso in cui sia necessario infoltire la vegetazione. Con la maturità di coltivazione la quantità di fiori tende ad aumentare, ma in realtà adottando regolarmente la pinzatura la si riduce e si permette di dirigere il vigore della pianta verso la formazione e l’ingrossamento dei rami. Le gemme da fiore si formano all'estremità dei nuovi germogli che si allungano in primavera, però si possono formare anche sui rametti corti alla base dei rami di una certa consistenza. Al contrario è difficile che si possano presentare sui getti a crescita vigorosa: questo è un punto importante da tenere in considerazione nella coltivazione. La Rosa hirtula risponde bene alla defogliazione, che si pratica nel mese di giugno.
Di norma il trapianto si opera in primavera, in marzo-aprile, prima del risveglio vegetativo. Un periodo alternativo è intorno alla metà di maggio, quando i nuovi germogli appaiono consolidati. Possiede radici estremamente vigorose e saturano lo spazio del vaso in un solo anno, pertanto conviene trapiantare gli esemplari giovani ogni anno e quelli maturi ogni due anni. Il bonsai rose ha bisogno di un terreo composto in parti uguali da terriccio e akadama. Il rinvaso deve essere effettuato tra marzo e aprile, in primavera, prima che abbia inizio il risveglio vegetativo. In realtà, si può procedere anche nelle settimane centrali di maggio, vale a dire quando i germogli appena nati sembrano essersi consolidate. Gli esemplari più giovani dovrebbero essere trapiantati una volta all’anno, mentre quelli più adulti con cadenza biennale, poiché la rosa si caratterizza per radici molto vigorose che quindi, sviluppandosi, colmano lo spazio del vaso nel giro di breve tempo.
La collocazione ideale è in posizione ben soleggiata e ventilata, avendo cura di proteggere l’albero in estate dal sole pomeridiano e, in inverno, dalle gelate. Perché i frutti si formino e giungano a maturazione, l'albero ha bisogno di una gran quantità di proteine. Gli zuccheri necessari per produrre queste proteine vengono dalla fotosintesi, che ha luogo nelle foglie grazie alla luce del sole per questo, durante la fioritura e la fruttificazione, è fondamentale collocare la Rosa in pieno sole.
La concimazione più importante è quella autunnale. In ogni caso la Rosa richiede concimazioni costanti da marzo ad ottobre, con somministrazioni anche durante l’estate, ma riducendone le quantità e la frequenza. Non si concima mai durante la fioritura, per evitare l’aborto dei fiori e comprometterne così la fruttificazione. Si può utilizzare sia il concime liquido ogni 8-10 giorni, come quello della Linea Bonsan, sia il concime solido di origine giapponese Hanagokoro, ogni 20-25 giorni.
È una specie particolarmente soggetta a malattie e parassiti di vario genere. Bisogna fare attenzione soprattutto a batteriosi, muffa, tendredini, ragnetto rosso, oidio e afidi ai qu Infine, è opportuno ricordare che il bonsai rosa risulta piuttosto sensibile agli attacchi dei parassiti e alle malattie: tra i suoi nemici più frequenti si segnalano afidi, oidio, ragnetto rosso, muffa, batteriosi e tendredini. Per questa ragione, in primavera è consigliabile ricorrere a prodotti anti-parassitari specifici, oltre che prestare sempre attenzione alla formazione di ristagni d'acqua.

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