Olivo (olea europaea) della famiglia delle Oleaceae, è una delle specie vegetali caratteristiche dell'area mediterranea. Da secoli, infatti, presso i popoli mediterranei l'olivo è considerato un simbolo augurale di pace e prosperità, anche se si pensa che l'olivo sia originario delle regioni del Caucaso resta il fatto che la sua forma selvatica, l'oleastro, è perfettamente inserito nella macchia mediterranea; quella coltivata è presente nelle regioni interne del Meridione e nelle zone dei grandi laghi dell'Italia settentrionale dal livello del mare fino a circa 900 metri. Ad un’osservazione superficiale nell'ambiente naturale, l'olivo può essere confuso con le piante appartenenti al genere fillirea. Alcuni caratteri distintivi specifici però come la superficie inferiore della foglia argentea, i rami giovani cilindrici nella fillirea tolgono ogni dubbio. L'etimologia del nome latino del genere deriva dal greco "elàia" = olivo. Le due piante presenti in Italia, coltivato (Olea europaea sativa) e l'oleastro (Olea europaea oleaster) sono due varietà della stessa specie. La varietà coltivata è il risultato dei millenari interventi dell'uomo che ha coltivato questa pianta fin dal Neolitico. L'olivo è un albero alto anche fino al 10 metri ma più spesso, almeno nelle forme selvatiche, un arbusto con corteccia grigia e rami giovani striati. E' una pianta sempreverde molto longeva e pollonante con tronco irregolare che negli esemplari più vecchi spesso è cariato, in questi casi dal tronco centrale ormai consumato, frazionandosi si formano vari tronchi minori che solo alla base mostrano l'origine comune. I rami giovani sono angolosi (nelle forme selvatiche spinescenti) formano una chioma rada di forma ovale-allungata. Le foglie sono perlopiù opposte, di forma lanceolata acuminate all'apice, coriacee ed a margine intero. I fiori sono riuniti in piccole pannocchie ascellari alle foglie e presentano una corolla imbutiforme di colore bianco. La varietà coltivata presenta i rami giovani non spinescenti e le foglie strettamente lanceolate generalmente acute. La varietà selvatica ha rami giovani duri e spinescenti e foglie lanceolate-ovali, talora ottuse di dimensioni minori. Il portamento delle due piante è alquanto diverso: albero la prima e arbusto la seconda anche se le piante coltivate abbandonate o inselvatichite possono presentare delle caratteristiche intermedie. Non trascurabile è l'uso dei frutti soprattutto l'olio che ne deriva, che costituisce il miglior olio vegetale alimentare per le sue caratteristiche chimiche utilizzato anche come medicinale. L'olivo predilige i climi temperato-caldi, con inverni miti e precipitazioni non troppo abbondanti. Nella coltivazione a bonsai si dovrà fare molta attenzione alla scelta della dimensione dei vaso; gelate prolungate o tardive, potranno danneggiare seriamente l'apparato radicale. Nelle zone più fredde è buona norma ricoprire il terreno con del letame per aumentare la temperatura dei suolo. Per quanto riguarda il terreno, l'olivo è una pianta notoriamente poco esigente e con larga adattabilità, l'importante è che sia ben drenato; rifugge quindi i terreni troppo umidi e pesanti. Il portamento massiccio, le forme contorte che conferiscono un aspetto millenario anche ad esemplari giovani e la possibilità di intervenire nell’impostazione con le tecniche di scortecciatura (jin, shari e sabamiki) rendono questa essenza particolarmente interessante per la coltivazione come bonsai. L'olivo caccia facilmente nuovi germogli dal legno vecchio: quelli vicini alla sua base, fatti crescere qualche tempo e poi eliminati, oltre a contribuire a dare conicità, lasciano delle cicatrici che aumentano la rugosità della corteccia e ne suggeriscono l'apparente vecchiaia. Le varietà consigliate per la coltivazione bonsai sono: leccino, moraiolo, cipressino, frantoio, maurino.

La forma con cui si presenta l'olivo dove è coltivato è il frutto d’intervento umano, legata a tradizioni locali, a condizioni climatiche e alla varietà usata. La forma di queste piante, anche se divenuta familiare come il paesaggio che creano, spesso non si presta ad ispirare un bonsai armonioso e d’aspetto spontaneo; è meglio allora cercare ed assumere a modello quegli esemplari isolati, piantati fuori dell'oliveto vero e proprio, sovente all'incrocio di due viottoli, ed osservare come la loro forma a fiamma renda bene l'idea di un albero nato e cresciuto libero nel sole. La grande età di certi olivi è messa in evidenza dalla particolare fisionomia del loro tronco, che spesso è scavato o addirittura simula la fusione di alberi più sottili piantati un po' lontani, ma confluenti, mentre invece la maggior parte della loro base enorme è scomparsa, rosicchiata dal tempo e dalle cure dell'uomo, e ne restano soltanto quei pochi lembi vivi ad indicare le dimensioni della sua circonferenza originale. Imitare le caratteristiche eccezionali di questi tronchi è l'ambizione di molti bonsaisti, e gli interventi con sgorbie e frese non si contano; ma è raccomandabile che l’osservazione attenta e il buon gusto guidino tale impegno. Non conviene infatti scegliere, come si è tentati di fare, dei ceppi di dimensioni talvolta spropositate se non si ha l'intenzione di lasciarne crescere i rami, prima di accorciarli, fino ad un diametro che ne armonizzi la struttura con la parte sottostante. Qualsiasi altra forma va bene, purché rispetti la dignità dell'olivo
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In primavera, periodo in cui l’Olivo inizia a “muoversi”, è conveniente tenerlo in pieno sole: un’adeguata illuminazione permette al bonsai di vegetare con vigore, producendo rami robusti, internodi corti e foglie piccole. In estate, invece, l’Olivo può continuare a prendere il sole, ma solo quello della mattina, quindi, si dovrà collocarlo ad est riparato dal sole del pomeriggio. Per compensare la secchezza dell’aria estiva, può giovare al bonsai un sottovaso riempito di ghiaia mantenuta umida, collocato sotto. In autunno, ci si può regolare come in primavera, esponendo il bonsai in pieno sole. In inverno, nelle regioni del sud si può tenere la pianta all’aperto, in pieno sole; mentre nelle regioni del nord, è opportuno ripararlo dalle gelate collocandola in serra fredda (bisogna ricordare che l’Olivo non sopporta periodi prolungati con temperature inferiori allo zero).
SEME: seminare a primavera in sabbia e torba, in una cassetta tenuta tra 10 e 18°C. TALEA: in estate con talee semi-legnose spolverate con ormone e piantate in sabbia e torba. MARGOTTA: a giugno anche su rami grossi.
L’Olivo ama terreni ben drenati, perciò, prima di annaffiare bisogna far asciugare bene il substrato. Inoltre, essendo una pianta sempreverde, l’Olivo va annaffiato anche d’inverno, naturalmente, con intervalli più lunghi tra una irrigazione e l’altra ed avendo l’accortezza di bagnare la mattina, in modo che la notte il terriccio abbia espulso l’acqua in eccesso.
La lavorazione dell'olivo non presenta particolari difficoltà poiché è una pianta molto robusta e generosa ha la capacità di emettere nuovi germogli anche su tronchi molto vecchi. Sopporta bene potature drastiche che vanno effettuate all'inizio della primavera o in primavera inoltrata, stando ben lontani dai periodi di freddo. Altro fattore da considerare, nella potatura di formazione è la convenienza di dare alla pianta una forma il più aperta possibile. Viceversa, i rami giovani sono molto plastici e se fatti lignificare in posizione, manterranno la forma molto facilmente. Quando si potano grossi rami, bisogna ricordarsi che l’Olivo può provocare il “ritiro di linfa”, quindi, per scongiurare il pericolo che un ramo accorciato si secchi completamente, è opportuno lasciare sempre delle foglie all’apice del suddetto ramo, in modo che continuino a “tirare” mantenendo il ramo vitale (quando saranno spuntate le nuove gemme, si potranno eliminare le foglie precedentemente risparmiate). Quando si tagliano rami più grandi di 1/2 centimetro, medicare i tagli con il mastice o la pasta cicatrizzante.
Avendo l’Olivo la caratteristica di provocare il “ritiro di linfa” dai rami nudi, la defogliazione è sicuramente una tecnica sconsigliabile per questa pianta. Un’asportazione totale delle foglie porterebbe all’essiccamento di molti rami e allo sviluppo di vegetazione in alcune zone a scapito di altre.
Ogni 3/4 anni utilizzando terriccio con buon drenaggio. Attendere uno dei momenti ciclici (tra una spinta di crescita e l'altra) in cui i germogli apicali non rivelino attività, cimare o potare dove necessario e tagliare almeno a metà le foglie più vecchie. Non è ovviamente consigliabile smantellare troppo la vecchia zolla. L'olivo vive bene in un terriccio leggermente calcareo: le sue radici soffrono il ristagno e comunque un eccesso di umidità, quindi bagnare poco oppure, per non rinunciare ad uno sviluppo rapido e rigoglioso, fornirgli un ottimo drenaggio; passa infatti per una pianta che cresce molto lentamente, ma ciò accade in natura nelle zone siccitose dove abitualmente viene coltivato.
L'olivo ha un legno cocciuto. I rami appena maturi, anche se educati col filo, non imparano in breve tempo a conservare una nuova forma. Spesso si ha la delusione di vedere un ramo, cui si è tolto il filo quando ha incominciato a premere sulla corteccia, ritornare nel giro di poche ore esattamente alla sua posizione d'origine. Si può renderlo più ubbidiente accentuando la reazione dei tessuti interni col ripetere più volte sulla parte la curvatura e/o la torsione volute, prima di mettere il filo, ma senza dimenticare che questo contribuirà anche ad un aumento dei diametro localizzato in quel punto. Non resta allora che rassegnarsi: ripetere tempestivamente l'applicazione del filo quante volte basta o semplicemente attendere ed accettare che i solchi e le ali di corteccia ad esso dovuti scompaiano nel giro di qualche anno, mimetizzandoli nel frattempo con delle incisioni trasversali che ne interrompano la regolarità. Queste nuove cicatrici superficiali devono infatti mascherare l'andamento a spirale vistosamente innaturale, conseguenza dell'intervento precedente.
La buona nutrizione (con azoto abbondante) di un bonsai di olivo nella fase vegetativa gli consente di crescere ed infittirsi più rapidamente di quanto non si immagini: tale fertilizzazione deve ovviamente accompagnarsi a delle corrette annaffiature. Fosforo e potassio devono invece essere dati da soli, da metà estate in avanti, a soggetti maturi e già ben costruiti che si vogliono far fiorire nella primavera seguente. Se le condizioni di salute sono buone si dimostra quando, al sopraggiungere dei freddi, il bonsai viene portato in casa. Molto spesso si aspetta troppo, ed il conseguente brusco cambiamento delle condizioni viene vissuto dall'olivo come un passaggio di stagione: il caldo dell'appartamento e la riduzione della illuminazione, che seguono il raffreddamento, inducono la pianta a perdere le foglie (che sente vecchie e ormai inutili) nel giro di pochi giorni. A questo punto il programma della natura prevede la produzione di vegetazione nuova, ma se le risorse accumulate dal soggetto durante l'estate non sono sufficienti altre foglie non se ne formano e la sua morte è il rischio più frequente. Ecco perché nella bella stagione conviene far prendere tutto il sole possibile ad un bonsai d'olivo e fertilizzarlo adeguatamente. Dove il clima richiede che la pianta venga protetta durante l'inverno, bisogna portarla in casa PRIMA che senta il freddo dell'autunno e tenerla in condizioni di calore ed illuminazione adeguate alla sua natura. Se la protezione è una semplice serra non riscaldata vengono evitati sia questo pericoloso sbalzo iniziale, che i rischi di gelate, e la pianta può attendere la successiva primavera, senza grossi guai. Nonostante un bonsai di olivo resti senza una foglia, non è però sempre detto che ci si debba rassegnare alla sua perdita. Se all'origine dell'inconveniente non c'è una malattia o una gelata, il birbone qualche volta è capace, dopo mesi di immobilità, di cacciare all'improvviso (in genere nella bella stagione) una quantità di germogli. Prima di abbandonare ogni speranza conviene perciò sottoporlo ad una energica potatura, metterlo in un cantuccio protetto, badando a NON AFFOGARLO con inutili annaffiature ed incrociare le dita.
Il punto debole di un bonsai di olivo è, spesso, l'apparato radicale. L'eccesso di umidità o di secco nel terriccio, fertilizzazioni concentrate e ugualmente il gelo o il salire elevato della temperatura del contenitore sono i responsabili della maggior parte dei guaì. Oltre ai malanni acuti queste situazioni facilitano l'insorgere di infezioni che si diffondono nel resto dell'albero, provocando disseccamenti e morte di rami interi e poco per volta magari di tutto l'albero. I parassiti animali sono i soliti, non sempre facili da eliminare per la natura sempreverde dell'olivo, che tollera poco l'applicazione di medicamenti concentrati.

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