Biancospino comune (crataegus monogyna)Genere che comprende 100-150 specie di arbusti o piccoli alberi a foglia caduca, originari dell'Europa, dell'Africa settentrionale, dell'Asia e del nord America; generalmente si coltivano come bonsai le C. monogyna e C. oxiacantha. Nelle macchie di tutta l’Italia peninsulare e della Sicilia, fino ad un’altitudine di 1800 metri, cresce comunemente il Crataegus monogyna. Il suo adeguatissimo nome volgare “Biancospino” racchiude in sé le due più evidenti caratteristiche di questa specie: la colorazione della fioritura e la spinosità. Si tratta di una pianta spinosa ed arbustiva con una crescita vigorosa, ma abbastanza lenta, può raggiungere i 7-8 metri di altezza; il fusto è eretto, molto ramificato e la chioma tende ad essere tondeggiante o piramidale; la corteccia è marrone-arancio, fessurata e a scaglie negli esemplari di alcuni anni. Le foglie sono verde brillante, caduche, più chiare sulla pagina inferiore, hanno margine lobato, con 3-5 lobi poco pronunciati. Le piante di almeno 10-15 anni in primavera producono numerosissimi piccoli fiori a cinque petali tondi, di colore bianco o rosato, riuniti in infiorescenze terminali.Provvisti di brattee, essi sono costituiti da 5 sepali, 5 petali e da 5 a 25 stami. I sepali rimangono visibili alla base del frutto, formando una specie di piccolo e grazioso cappellino sulla bacca. In autunno i fiori lasciano il posto a piccole drupe tondeggianti, di colore rosso, che rimangono sulla pianta fino alla fine dell'inverno, contenenti un singolo seme. Questa pianta è molto adatta ad essere coltivata come bonsai, poichè è abbastanza facile da coltivare, è resistente alle avversità, ha fiori decorativi e foglie che naturalmente tendono ad essere di dimensioni ridotte negli esemplari coltivati in vaso.Presenta un legno particolarmente duro, una caratteristica questa così marcata da richiamare l’attenzione, centinaia di anni fa, di Teofrasto dal quale, appunto, proviene la denominazione generica di Crataegus, parola la cui etimologia rivela una radice ellenica: kràtos, vocabolo che ha significato di forza, robustezza. Pur essendo questa una peculiarità molto interessante a livello forestale, non viene sfruttata a causa della sua grande lentezza di crescita. Si tratta invece di una specie sovente impiegata a livello ornamentale, grazie anche alla notevole adattabilità alle differenti zone climatiche e ai diversi tipi di terreno, che le permette di essere largamente utilizzata nei giardini, soprattutto nella formazione di siepi. Le sue qualità ornamentali sono favorite in modo particolare dal portamento e dalla bellezza del fogliame. Le varietà che si selezionano per la coltivazione a bonsai vengono scelte prevalentemente per i loro fiori. Tra le specie più diffuse, oltre al nostro Crataegus monogyna, c’è quella giapponese denominata Crataegus cuneata che è molto simile alla monogyna ma, a differenza di quest’ultima, manifesta una fioritura di colore rosso: la sua veste appare particolarmente affascinante quando ricoperta di fiori rossi a petali doppi. Anche il Crataegus oxyacantha, che in maggio porta bellissimi fiori cremisi, riuniti in corimbi, e in autunno si ricopre di piccoli frutti rotondi di colore rosso, è piuttosto utilizzato come bonsai, così come il Crataegus azerolus che, originario dell’Asia minore e dell’Africa settentrionale, è caratterizzato da una fioritura bianca molto profumata. Pur essendo una delle caratteristiche più apprezzate di tale essenza, la fioritura non è un obiettivo semplice da raggiungere, poiché il Crataegus tende a concentrare il suo vigore nei germogli forti e a lasciare seccare i rametti corti, sui quali hanno origine i fiori, causando la diminuzione anno dopo anno del volume della fioritura. In ogni caso, applicando correttamente la potatura e la pinzatura si può facilmente ovviare a questo inconveniente ed apprezzare costantemente la fioritura del proprio bonsai di Crataegus. Essendo una specie versatile, si può modellare in quasi tutti gli stili, eccetto l’eretto formale e quello a scopa, lasciando aperte all’autore moltissime possibilità di formazione.

SEME: raccogliere le bacche e farle appassire; stratificare i semi in sabbia e piantarli in terra l'autunno dopo. TALEA: poco consigliata per la crescita molto lenta sebbene possibile. MARGOTTA: in primavera con rami ben lignificati, prendendone la parte centrale anziché l'estremità.
Il crataegus preferisce terreni sciolti, ricchi e ben drenati, utilizzare un miscuglio costituito da una parte di torba, una parte di sabbia e due parti di argilla; questa pianta si sviluppa senza problemi anche in terra di giardino mescolata ad una piccola parte di sabbia o materiale incoerente, per migliorare il drenaggio. Rinvasare ogni anno le giovani piante, alla fine dell'inverno; gli esemplari adulti si rinvasano ogni 2-3 anni.
La caratteristica dominante del Crataegus, come detto, è la sua copiosa fioritura, ed è proprio in questo periodo che si rende necessaria un'abbondante annaffiatura, poiché il suo consumo avviene con grande rapidità. Se non fosse possibile annaffiare regolarmente, è consigliabile porre la pianta sotto ad una rete ombreggiante che, oltre a rallentare il consumo d’acqua, evita che si brucino le punte delle foglie. In inverno le somministrazioni d’acqua vanno diradate, comunque senza mai far asciugare completamente il terreno.
Pur considerando che è sempre meglio intervenire con la potatura ai fini della formazione, è comunque possibile frenare la crescita dei germogli troppo vigorosi attraverso l’utilizzo del filo, avvolgendoli verso il basso. Il periodo migliore per applicarlo è tra maggio e giugno, momento in cui si riesce a contenere l’eccessivo sviluppo dei rami. A causa dell’eccessiva velocità di crescita, è importante osservare costantemente le parti avvolte, in modo da poter rimuovere il filo con tempismo nel caso in cui inizi ad incidere la corteccia. Il filo metallico si applica da marzo a settembre; i nuovi rami tendono a crescere diretti verso l'alto, è quindi bene intervenire presto con il filo metallico per ben conformare la chioma.
Le potature più vigorose si praticano dopo la fioritura o all'inizio dell'inverno. Per tutta la stagione vegetativa, da marzo a ottobre, è possibile cimare i giovani rami, lasciando 2-3 foglie; volendo è anche possibile lasciar crescere i nuovi rami e cimarli vigorosamente a giugno. È indispensabile intervenire tutti gli anni sui rami lunghi, mantenendo invece quelli corti sui quali si manifesterà la fioritura dell’anno successivo. Nei Crataegus solo alcuni germogli presenti alle estremità si sviluppano con vigore. Per ridurre la forza di questi germogli, occorre potarli quando sono giunti a circa metà del loro sviluppo, altrimenti i rami perdono conicità ed eleganza. Questa pianta risponde bene anche alla potatura drastica, vegetando abbondantemente persino dal tronco, per questo motivo la formazione della ramificazione non costituisce un problema. Dopo la fioritura, si rimuovono i fiori appassiti e si accorciano i rami a circa uno o due nodi. Una delle caratteristiche di questa specie è quella di formare numerosi polloni alla base del tronco, che vanno eliminati con cura e al più presto, prima che si sviluppino eccessivamente.
Ogni 2-3 anni all'inizio della primavera al gonfiarsi delle gemme o in autunno in terriccio al 70%, sabbia grossolana al 30%.In un vaso smaltato. I primi grossi interventi di riduzione dell'apparato radicale da effettuarsi contemporaneamente al rinvaso e alla riduzione selettiva della chioma, preferibilmente all'inizio della primavera. Lasciare sempre un buon apparato radicale, se ciò non fosse possibile in un solo intervento, ridurlo gradatamente ad ogni rinvaso. Potare il legno vecchio dopo la fioritura o a foglie cadute. Può creare qualche problema nell'attecchimento se non vengono rispettati i periodi indicati.
La collocazione ideale è in pieno sole, in posizione ben ventilata, durante tutto l’anno, ad esclusione dei mesi più caldi dov’è indispensabile ripararlo a mezz’ombra. Poiché sopporta bene il clima freddo, anche in inverno non serve adottare particolari cautele: solamente nell’eventualità di gelate prolungate è opportuno collocarlo in un luogo riparato. E' resistente al vento ma gli esemplari di piccole dimensioni richiedono di maggiori protezione.
Una volta ogni 20-30 giorni dall'inizio della primavera all'autunno, con intervallo di circa un mese durante l'estate. Azotato in primavera, ricco di fosforo in autunno. Preferire un prodotto a lenta cessione.
Non è particolarmente sensibile a nessuna malattia o agente patogeno, inoltre risponde molto bene ai trattamenti antiparassitari che dovessero rendersi necessari in caso di attacco di afidi, cocciniglie, bruchi, oidio, ruggine e necrosi batterica che possono minacciare questa specie. A scopo preventivo, in inverno, quando l’albero è spoglio, è consigliabile applicare un antiparassitario liquido al fine di combattere eventuali formazioni di uova d’insetti.
Il biancospino non è molto adatto ai principianti, poiché i rami e la chioma vanno molto disciplinati per avere un bonsai armonico.

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